Melvin Jones

Chi era MELVIN JONES (di Bartolomeo Lingua)

Melvin Jones un Autorevole Amico.
MELVIN JONES Il fondatore del Lions Club International 1879 - 1961
Prima che il Territorio dell' Arizona fosse riconosciuto 48° Stato dell'Unione, a Fort Thomas, il 3 gennaio 1879 nasceva il fondatore dell'Associazione Internazionale del Lions Club. Melvin Jones, figlio del capitano Calvin Jones e di Lydia Gibler, trascorse l'infanzia tra le fortificazioni che sorgevano al margine della vallata del fiume Gila, un affluente del Colorado, estremo avamposto dell'esercito americano di fronte al territorio degli Apache. Nel 1886, uno storico evento che segnò per gli Stati Uniti la fine di un'epoca, la cattura di Geronimo, ultimo dei pellirossa ad aver impugnato l'ascia di guerra, anticipò di poco l'ordine di trasferimento al nord del capitano Jones che, destinato ad altro incarico, dovette lasciare il comando del reparto esploratori.

Oggi a Fort Thomas non è rimasta traccia degli antichi insediamenti militari. In quel punto, lungo l'asfalto della "Route 70" che porta a Tucson, sono state costruite alcune case e gli abitanti, poche centinaia, accolgono ogni anno festosamente i Lions che accompagnano il Presidente Internazionale nell'ormai tradizionale visita al "Melvin Jones International Memorial". Creato nel 1965 dai Lions dell'Arizona per iniziativa del Club di Stafford, il complesso è dominato da un elegante obelisco alto 50 metri che svetta sulla pianura circostante a fianco di un museo in cui sono custodite alcune preziose testimonianze dell'attività dell'uomo cui milioni di persone in tutto il mondo devono tanto.

La partenza da Fort Thomas per il capitano Jones e per la famiglia fu soltanto l'inizio di una serie di spostamenti, normale scotto di ogni carriera militare, ma che al giovane Melvin, costretto spesso a cambiare scuola, riservò qualche difficoltà nella scelta di un preciso indirizzo di studi. Tuttavia, quando la famiglia Jones, tredici anni dopo aver lasciato l'Arizona, si stabilì finalmente a Chicago, Melvin aveva già avuto la possibilità di percorrere gran parte degli Stati Uniti e di conoscere persone, visitare paesi e città in un'epoca e in un continente in cui viaggiare continuava ad essere considerato un'avventura. Esperienze che gli furono forse più preziose degli studi compiuti in una scuola d'avviamento al commercio a Saint Louis o di quelli di tipo giuridico seguiti a Quincy, nell'Illinois, giovandogli almeno quanto la simpatia che sapeva ispirare quando si misurò con l'attività di assicuratore in una grande compagnia di Chicago.

Nei dieci anni in cui il lavoro gli aveva offerto la possibilità di molteplici contatti, aveva conosciuto una nota campionessa di golf, Rose Amanda Freeman e, dopo un breve fidanzamento l'aveva sposata.

Con la moglie al fianco, nel 1913 aveva avviato una propria attività e, mettendo a frutto la sua esperienza di assicuratore, alla reputazione ottenuta nell'ambiente di lavoro aveva aggiunto quelle qualità, come la combattività temperata della discrezione e la tenacia nell'attesa, che i biografi gli hanno riconosciuto e che contribuirono alla svolta decisiva della sua vita.

Uno dei migliori clienti lo aveva presentato ad un gruppo di amici soliti a riunirsi alla Oyster House, uno dei più eleganti ristoranti di Chicago. Erano i soci del Busines Circe, uomini d'affari e commercianti che tessevano amichevoli relazioni, traendone beneficio per i propri interessi. Trascorso un anno di assidua frequenza, toccò al giovane assicuratore che s'era ormai appassionato alla vita associativa, l'incarico di segretario del circolo, un impegno quasi obbligato per i nuovi entrati, che svolse con generale soddisfazione, maturando nuove idee sulle attività da intraprendere. Pensava che i soci del circolo, influenti in vari settori, avrebbero potuto impiegare il tempo dedicato agli incontri con maggiore soddisfazione personale e in modo assai più fruttuoso per la comunità se soltanto avessero gettato uno sguardo oltre il limite del proprio tornaconto. Melvin Jones non aveva ambizioni di cariche e non ne ebbe mai durante la sua lunga vita, ma non riuscì a rimanere inattivo e volle mettere alla prova la sua intuizione.

Era convinto, e lo diceva apertamente, che il circolo "non sarebbe riuscito ad andare lontano senza fare qualcosa per gli altri" e senza creare al più presto una rete virtuosa a livello nazionale o, meglio internazionale.


E' questa una visione impegnativa, seme delle norme fondamentali di quello che sarà il lionismo, ed i tempi sono maturi per accoglierlo. Gli inizi del XX secolo erano stati improntati dalle sciagure e gli americani furono impressionati dalle tragiche conseguenze dei conflitti sanguinosi per Cuba, nelle Filippine e in Messico, oltre che dai danni materiali e dalle conseguenze degli scontri che accompagnarono i primi grandi scioperi e gli incendi che fra il 1903 e il 1914 avevano devastato interi quartieri di Baltimora, di San Francisco e di Salem, cui si aggiungevano sofferenza e miseria per migliaia di famiglie. Col rapido avanzare del progresso si affermava,l'urgenza della solidarietà, in un paese in cui fino ad allora era soltanto un sentimento affidato alla pietà dei religiosi e alla coscienza dei singoli .

L'incapacità pubblica e la volontà di sopperire all'indifferenza e all'egoismo aveva creato spazio al sorgere spontaneo di una miriade di società di mutuo soccorso, di fratellanze locali e di altre iniziative, alcune delle quali hanno avuto diffusione mondiale, come i Rotary, l'associazione fondata nel 1905 da Paul Harris, il Kiwanis International, nato nel 1913, i Round Table, incoraggiando anche fusioni come quella del 1910 fra i "Woodcraft Indiana" e i "Sons of Daniel Boone" che diede origine ai "Boy Scouts of America". Anche la convergenza nell'associazione voluta da Melvin Jones dei 23 Club che godono tuttora della qualifica prestigiosa di "Fondatori del Lions", fu stimolata dagli eventi dell'inizio del secolo e da quelli che portarono gli Stati Uniti a partecipare alla Grande Guerra, dalla rottura delle relazioni diplomatiche con la Germania il 1° febbraio 1917 alla dichiarazione dello "stato di guerra" del marzo e alla mobilitazione generale del 18 maggio.

Il caso volle che le notizie dello sbarco delle prime truppe americane in Francia si diffondesse il 5 giugno, esattamente due giorni prima della data stabilita da Melvin Jones per l'incontro di Chicago che avrebbe dato origine alla nuova associazione.

Se è vero che il sentimento patriottico ebbe nella decisione di orientare i primi anni dell'attività dei Lions Club soprattutto verso aiuti concreti alle famiglie dei soldati, è tuttavia improbabile che si sarebbe giunti all'accordo costitutivo senza la lunga e paziente preparazione che, mettendo in gioco la propria credibilità e il forte appello della piattaforma ideale, Melvin Jones aveva svolto con entusiasmo e personale sacrificio nell'intero paese, cominciando dai soci del proprio Club. Punto di partenza l'autunno del 1916 quando il Business Circle di Chicago aveva dato pieno mandato al proprio segretario per condurre le trattative con gli altri club similari che giunsero a conclusione il 7 giugno 1917 con la riunione dei delegati di 40 differenti Club nella East Room dell'Hotel La Salle di Chicago.

Il verbale della riunione precisa che erano presenti il dott. William Wood in rappresentanza di due distinte associazioni di Lions Club e i presidenti del "Vortex" Club di Saint Louis, Luisiana e del "Business & Professional Club" di St. Paul, Minnesota. La proposta di Woods di creare un'unica associazione ebbe una favorevole accoglienza cui seguì l'adesione all'idea di Melvin Jones di dare al nuovo organismo, per motivi di opportunità numerica, il nome di Associazione dei Lions Club, fissando per l'autunno a Dallas, nel Texas, la riunione che nella storia del Lionismo è ricordata come la prima Convention.

Dopo aver provveduto alla trasformazione in Lions Club del Business Circle, Melvin Jones durante tutta l'estate rafforzò i legami stabiliti a Chicago per assicurare il successo al Congresso e lunedì 8 ottobre 1917 il sindaco di Dallas pronunciava il discorso di benvenuto al Dott. Woods, a Melvin Jones ed ai 36 delegati che, in rappresentanza di 22 Lions Club si erano riuniti nella sala del Palm Garden dell'Hotel Adolphus. I risultati superarono ogni previsione. In tre giorni furono approvate le norme fondamentali dello Statuto e due documenti che da allora sono rimasti praticamente invariati: gli Scopi del lionismo ed il Codice d'onore. Un animato dibattito si concluse favorevolmente per un emendamento avanzato da Melvin Jones: in tal modo venne stabilito fin dalle origini il divieto per tutti i Lions Club di includere norme che possano consentire ai soci di trarre benefici finanziari dalla propria appartenenza al Club. Ma vi fu battaglia quando si dovette stabilire quale fosse il nome da attribuire all'associazione.

Il presidente del Vortex Club di Saint Louis, W.J.Power non voleva riconoscere la validità dell'accordo raggiunto a Chicago e insisteva perchè fosse adottato per l'associazione il nome del suo Club. Si andò alle urne, ma fu battuto con 24 voti contro 6, fu confermato "Lions" grazie anche a Melvin Jones che ha personalmente spiegato le ragioni della sua scelta in una nota pubblicata su "The Lion" nel 1931. "Il nostro simbolo" scriveva Melvin Jones "non è stato adottato per caso nè si tratta di un'immagine nata da una sigla. Il leone è sempre stato sinonimo di ciò che è positivo e, a causa di questo valore emblematico, è stato preferito. Quattro le qualità essenziali che hanno particolarmente influito sulla scelta del nome: coraggio, forza, intraprendenza e fedeltà. Quest'ultimo carattere, che in tutti i tempi e in tutte le nazioni è stato sempre attribuito al leone, ha particolare significato per noi Lions. Specifica il concetto di lealtà all'amico e rispetto per i principi, di adempire ad un dovere e di osservare una promessa."

La prima Convention si concluse il 10 ottobre con l'elezione a Presidente Internazionale del Dott. Woods e la scelta dei successori, il primo ed il secondo Vice presidente. Melvin Jones fu nominato all'unanimità Segretario - Tesoriere con l'invito ad aprire una sede ufficiale a Chicago. Nelle stesse giornate l'assemblea si espresse a favore dell'ammissione delle donne nell'associazione, ma quella norma dello Statuto fu cancellata l'anno successivo.

Il sogno di Melvin Jones era diventato realtà e l'organismo uscito dal Congresso di Dallas era dotato di regole e di strumenti indispensabili per diffondersi nel mondo. Con queste prospettive si aprì la seconda Convention il 19 ottobre 1916. Era stato scelto nuovamente il sud.

Il Marquette hotel di Saint Louis, Missouri, accolse un numero di delegati doppio di quelli presenti a Dallas. I Club s'erano moltiplicati. A Chicago i club erano diventati sette per I' "effetto Melvin Jones", ed era ancora il Segretario-tesoriere ad essere riuscito ad ottenere l'adesione di un Club della California, il Cirgonian Club, grazie ad una continua corrispondenza.

Da quel Congresso che elesse presidente Internazionale L.H. Lewis di Dallas, Melvin Jones ottenne più di quanto si proponesse. A cominciare dalla sede: fu autorizzato ad aprirne una più ampia nello stesso palazzo del Jackson Boulevard in cui fino ad allora aveva occupato una sola, minuscola stanza. Ma, con la conferma dell'incarico permanente di Segretario - Tesoriere, gli fu affidato anche il delicato incarico di "inventare" la pubblicazione della rivista ufficiale dell'associazione.

L'attesa del periodico non fu lunga. Nel novembre del 1918 i soci ricevettero a domicilio la prima copia del mensile "Lions Club Magazine" che soltanto nel 1929 avrebbe cambiato la testata in "The Lion" attualmente impiegata in tutte le sue edizioni corrispondenti a 21 lingue: inglese, spagnolo, italiano, giapponese, francese, svedese, tedesco, finlandese, coreano, portoghese, olandese, danese, cinese, norvegese, turco, greco, hindi, polacco, indonesiano e tailandese. Ogni edizione ospita, a fianco di una parte comune, il materiale di elaborazione locale totalmente indipendente, ed ancor oggi come allora il nome del direttore dell'edizione in lingua locale appare in subordine a quello delle massime cariche sociali.


Il primo numero del "Lions Club Magazine" in lingua inglese era stampato in bianco e nero con alcune illustrazioni, aveva formato ridotto e, fra le sue 36 pagine, 6 erano dedicate alla pubblicità. Il contenuto, curato personalmente da Melvin Jones, poneva in particolare risalto la o Convention di ottobre e, a fianco di alcune lettere dei soldati al fronte, apparivano le notizie brevi, fra le quali quella che il Presidente Internazionale aveva promesso "di visitare nel suo anno tutti i Club nel territorio degli Stati Uniti completamente a sue spese, qualunque fosse la distanza da percorrere dalla sua residenza di Dallas.

Nella gara per consentire l'aumento delle attività dell'associazione senza influire sui modesti bilanci, la generosità di Melvin Jones non fu seconda a nessuno. Era un particolare aspetto della sua personalità che, insieme ad altri, ha saputo cogliere il solo italiano che finora abbia avuto la responsabilità della presidenza internazionale. Pino Grimaldi ha infatti scritto che, nella documentazione conservata dalla Sede centrale dell'associazione, risulta chiaramente questo carattere di Melvin Jones insieme alla qualità di instancabile lavoratore e di trascinatore che lo sorressero nel traghettare l'associazione attraverso due conflitti mondiali e la temperie degli anni che li aveva separati, dall'epidemia di influenza, la "spagnola" che soltanto nel 1919 fece in America 548 mila vittime, alla crisi economica del 1929 che provocò fame e miserie. Ma un'altra costante caratterizzava l'azione del Fondatore: l'umiltà che distingueva il suo comportamento in ogni circostanza e che dimostrò nei rapporti con gli altri e in particolare con i Lions, resistendo alle lusinghe, anche quelle cui il successo rende più difficile resistere.

Si potrebbe essere tentati di concludere che Melvin Jones non avesse bisogno di privilegi poichè si nutriva del suo valore, ma sarebbe più giusto affermare che gli era sufficiente l'amore per la sua creatura. Un amore che, richiedendo tutte le sue energie, lo aveva portato ad abbandonare la propria professione con un preciso obbiettivo: l'associazione, nonostante il rapido sviluppo e la crescente popolarità procurata dalle imprese dei soci Lions, come l'ammiraglio Byrd che aveva lanciato la bandiera dei Lions insieme a quella americana sul Polo Nord durante la sua celebre sorvolata, soffriva della mancata diffusione internazionale. Il primo Club in Canada era nato soltanto nel 1920 ed era seguito nel 1926 quello di Tientsin, formato esclusivamente da diplomatici residenti in Cina. 

A bloccare i programmi di espansione contribuì lo scoppio della seconda guerra mondiale. Ma quando era stata finalmente firmata la pace, il Lions International poteva contare su 218.184 soci in 11 paesi oltre gli Stati Uniti, nelle tre Americhe: Canada, Messico, Panama, Costarica, Colombia, Guatemala, Salvador, Honduras, Nicaragua, Venezuela e Perù.

Dopo l'approdo in Australia, nel 1947, toccava all'Europa. L'occasione propizia si presentò quello stesso anno. Melvin Jones volle curare personalmente la missione affidata ad un diplomatico francese residente in Canada, A.A. DeLange, che nel gennaio del 1948 avrebbe dovuto recarsi in Francia per creare condizioni favorevoli alla nascita del primo Club Lions sul vecchio continente. L'iniziativa contravveniva alla regola della spontaneità dell'espansione, ma l'eccezione era giustificata dalle circostanze. Il Presidente Internazionale doveva infatti partecipare ad una sessione dell'ONU a Ginevra dedicata alle Organizzazioni non Governative, ed era opportuno che la sua presenza fosse accompagnata da una rappresentanza locale. A.A. DeLage, nonostante qualche contrattempo, condusse a termine il suo compito. Poichè i sondaggi a Parigi non avevano dato l'esito sperato e a Ginevra gli svizzeri avevano chiesto una settimana di tempo per completare l'elenco dei soci, si spinse fino a Stoccolma dove ebbe calorose accoglienze.

Accadde così che in pochi giorni gli svedesi inviarono negli Stati Uniti tutti i documenti necessari prima degli svizzeri, ottenendo subito la Carta costitutiva. Nella cronistoria della nascita dei Club in Europa, la Svezia precede la Svizzera e la Francia nello stesso anno, il 1948, mentre nel 1949 i norvegesi superarono sul traguardo gli inglesi. La felice mossa di Melvin Jones che aprì le porte dell'Europa al Lionismo non era frutto dal caso, ma uno sviluppo del lavoro svolto nell'ambito delle nazioni Unite dal 1944, prima ancora della fine delle ostilità, e dal lavoro svolto nelle conferenze di Dumbarton Oak e di Bretton Woods. Dopo l'appello che il Presidente degli Stati Uniti Harry Truman aveva rivolto ai Lions per assicurare un valido apporto alla formulazione della Carta delle Nazioni Unite nel campo dell'assistenza umanitaria, Melvin Jones aveva personalmente guidato e incoraggiato la delegazione Lions che aveva partecipato ai lavori, e oggi possiamo constatare il peso del loro apporto confrontando il testo degli Scopi del lionismo con il primo capitolo della Carta delle Nazioni Unite dedicato agli obbiettivi che essa persegue, approvato il 26 giugno 1945 alla conferenza di San Francisco da 50 nazioni. Concetti e parole coincidono in modo davvero singolare con il documento scritto dai Lions nel lontano 1917 e che ancor oggi essi recitano. Ma un altro punto della Carta è nato con l'esclusiva partecipazione dei Lions: il IX Capitolo dedicato alla cooperazione economica e sociale. Melvin Jones, il Presidente Internazionale D.A. Skeen in carica dal 1945 ed il suo successore Fred Smith, hanno personalmente contribuito alla compilazione degli articoli dal 55 al 58 sulle condizioni necessarie per creare relazioni pacifiche ed amichevoli basate sul rispetto del principio di pari diritti e di autodeterminazione dei popoli.

L'apprezzamento per questi apporti specifici ha portato ad un particolare riconoscimento : dal 1978 l'Assemblea Generale delle nazioni Unite ha posto in calendario fra gli eventi ufficiali la "Giornata Lions con le Nazioni Unite" a New York cui sono invitati tutti coloro che fanno parte dell'associazione di servizio, la sola che dal 1945 continua ad essere considerata dall'ONU come attiva partecipante, ed è riconosciuta come organismo consultivo del Consiglio Economico e Sociale.

I risultati delle iniziative in campo internazionale non tardarono a creare le condizioni per un rapido sviluppo dell'associazione, ed alla Convention di Chicago del 1950 Melvin Jones poteva annunciare che il numero dei soci era salito a 400 mila, aggiungendo subito dopo che la positiva contingenza giustificava la sua richiesta di ritirarsi dalla funzione di effettivo leader dell'associazione, avendo compiuto l'età di 71 anni. L'assemblea accolse la sua richiesta acclamandolo "Segretario Generale a vita", un riconoscimento che otto anni dopo venne tramutato in "Fondatore e Segretario Generale".

Tuttavia, prima di allora, il destino gli avrebbe riservato ancora nel 1953, la gioia di poter riprendere regolarmente il lavoro nell'ampio ufficio che gli era stato riservato nella nuova sede centrale dell'associazione a Oak Brook, nell'illinois, appena inaugurata. Ma l'anno seguente lo aveva messo alla prova un grande dolore: la morte di Rose Amanda, moglie, collaboratrice e compagna per 45 anni della sua vita. E, si dice, da quel momento non si era più realmente ripreso.

Il 21 giugno 1961 la 44.ma Convention si aprì ad Atlantic City in una atmosfera di profonda tristezza. Venti giorni prima, il 1° giugno 1961, Melvin Jones si era spento nella sua residenza di Flossmoor, nell'Illinois, amorevolmente assistito dalla seconda moglie, la signora Lilion Radigan, che aveva sposato nel giugno del 1956. Colpito da ictus nel 1959, sembrava fosse riuscito a reagire al male e nel 1960 era apparso alla Convencion di Chicago in carrozzella. Quando era giunto nell'emiciclo per seguire dei lavori, si era levato in piedi per rispondere alla "standing ovation" che lo aveva accolto. Quella circostanza è stata rammentata dal Presidente Internazionale Finis Davis nel pronunciare l'orazione ufficiale in ricordo di Melvin Jones sottolineandp come il Fondatore del lionismo fosse stato presente, senza eccezione, a tutte le Convencion, e come nessun elogio avrebbe potuto essergli maggiormente gradito dell'annuncio che in quel 1961 era stato superato ogni record nello sviluppo dell'associazione con l'acquisto di 17 mila nuovi soci. Ma, aveva aggiunto, nulla avrebbe potuto pareggiare la gioia che aveva dimostrato alla Convention di New York del 1954. 

Quell'anno 6 mila Lions e non Lions avevano partecipato ad un concorso che lui stesso aveva voluto per stabilire il motto ufficiale dell'associazione. Alla Convencion, Melvin Jones aveva voluto chiamare personalmente sul palco il vincitore, D.A. Stevenson, socio di un Lions Club canadese. Anziché farlo personalmente, il fondatore del lionismo, gli chiese di prendere il microfono e di leggere la sua proposta per misurare subito l'effetto che avrebbe creato. Nel profondo silenzio dell'attesa, Stevenson vinse l'emozione e lanciò come una sfida il suo motto : "We serve", noi serviamo, suscitando un interminabile applauso.
Ancor oggi "We serve" costituisce la rappresentazione in estrema sintesi dello spirito che anima i soci dei Lions Club. Ma anche e soprattutto esprime il significato della vita e delle opere di Melvin Jones.

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