Governatore 2017-2018: discorso programmatico

 

 

Direttore Internazionale, Presidente del Consiglio dei Governatori, Autorità, amiche ed amici Lion.

Rinnovo innanzi a tutto il mio benvenuto a tutti Voi, ringraziandoVi di essere oggi qui in questa bella città e rinnovo i ringraziamenti al mio Club, al Lions Club di Ivrea per avermi fatto conoscere il lionismo, per essermi stato vicino in tutti questi anni, per avermi aiutato a crescere lionisticamente, per avermi permesso di incontrare e conoscere veri amici.
Durante il Congresso di apertura, un Governatore è tenuto ad esporre un discorso programmatico.
Ritengo però anche opportuno e doveroso che questa relazione contenga anche e soprattutto riflessioni, che possano essere colte e confrontate. Ogni Governatore porta, molto di se, del suo essere, della sua persona, del suo modo di interpretare il Lionismo e questo permetterà, durante l’anno, a tutti Voi di conoscere meglio chi oggi ha l’onore ed il privilegio di rappresentarVi.
Oggi inizia un nuovo anno. Ricomincia un cammino mai interrotto, un percorso che ha visto sempre il nostro Distretto perseguire i principi ed i valori del Lionismo.
Ricominciamo con la nostra responsabilità del vivere, con la nostra consapevolezza di essere attori sempre attenti, sempre sul palcoscenico. Inizia un nuovo anno, con la dedizione di sempre, con la consapevolezza del sempre. Abbiamo iniziato questo secondo semestre del 2017. Un anno importante. Abbiamo festeggiato, abbiamo festeggiato intensamente, abbiamo consumato l’ebbrezza del momento, abbiamo voluto apparire al mondo anche con il nostro sorriso … ora è il momento di passare alla riflessione che è conseguenza dell’ascolto, delle riflessioni appunto, di ciò che abbiamo realizzato in questi 100 anni, di ciò che sono state le rotte seguite, per domandarci se le rotte sono cambiate nei fatti, se le parole che abbiamo speso hanno avuto un riscontro con i comportamenti, le azioni, ma soprattutto con gli intenti dichiarati. Un nuovo anno, un nuovo nocchiere, che Governa una nave, chiamato a traghettare la nave. Noi tutti chiamati a navigare. Chiamati ad agire responsabilmente e che questo agire possa e debba essere sempre un atto di quotidiana riflessione, possa e debba essere sempre un agire che condizioni il nostro crescere. Che il nostro agire sia sempre proposta, calore, che quel calore possa invitare la rosa ad uscire dal comodo involucro, ad aprirsi ed a diventare fiore.
Chiamati ad essere scandaglio fra gli infiniti orizzonti.
Chiamati ad essere trascendenza fra infinita indifferenza. Chiamati a rispondere, nessuno dispensato nel realizzare il mosaico della vita, chiamati a rispondere ad un compito adatto. Con totalità, con libertà, per scelta, per vocazione, per determinazione, ma chiamati.
Dobbiamo operare con adatta misura. Dobbiamo continuare a percorrere strade che ci facciano incontrare e vedere con occhio incantato la bellezza, l’aurora ed il tramonto, l’uragano e la brezza, il tepore ed il freddo tenace. Siamo attori del nostro tempo, liberiamo gioie e passioni, non ci facciamo distrarre dal tonto che nulla capisce, muto per sua natura senza echi nell’animo, che non risponde, paracarro di strada sensibile solo all’urto brutale delle cose. Dobbiamo liberarci da residui di conflittualità, dal rancidume da retrobottega, dobbiamo sempre essere disposti all’abbraccio infinito, senza riserve.
Dobbiamo essere punti di riferimento.
Quando in una società saltano i punti di riferimento, nasce una situazione in cui si parla solo di diritti e non di responsabilità. Siamo e continuiamo ad essere responsabili. Se prendiamo coscienza di questo nella pienezza, allora sapremo trovare la differenza fra il servire e la beneficienza, fra l’aiutare e l’assistere, fra essere attori veri e prestatori di manodopera. La cultura è una componente non rinunciabile. Cultura, utile a noi, utile a produrre maggiore coesione, maggiore consapevolezza, che ci permette la stima di sé, e la stima di sé è la condizione “sine qua non” per qualsiasi forma di realizzazione, sia personale che collettiva. È necessaria, perché la crescita associativa abbia un senso.
La cultura è, anzi tutto, una dinamica generatrice di senso. Abbiamo, oggi, la necessità di riaffermare e di ristabilire valori essenziali, i “beni comuni”, la dignità
del lavoro, la solidarietà, la condivisione delle regole e dei diritti, aspetti una volta noti ed elementari, e gradualmente privati di senso e di contenuto: ridotti a scatole vuote. La cultura coincide con lo sviluppo della personalità dell'uomo, con la partecipazione alla società e attraverso questa alla edificazione di un mondo su cui si collochino sempre più naturalmente la libertà, l’uguaglianza, la giustizia, la verità, la bellezza, la trasparenza, la fiducia nel progresso e la fiducia negli altri. Occorre, perciò, ripartire e immediatamente da qui: dal recupero della dimensione dell’altro, dal “NOI”.
Che poi vuol dire società, comunità, collettività.
Abbiamo grandi rotte da percorrere quest’anno. Che queste rotte non ci spaventino. Navighiamo con misura, con metodo, senza forzare il motore, lasciando alle vele il respiro del vento. Nessuna forzatura. Con equilibrio, con misura, con gioia. Chicago ci ha detto molto. Ci ha indicato correzioni di rotta, ci ha suggerito nuove rotte, ci ha indicato nuovi orizzonti, ci ha ricordato mete importanti. È l’inizio di un nuovo centenario, è l’inizio di un nuovo piano strategico per la nostra Organizzazione.
LCI Forward. Per rispondere ai bisogni di crescita, per giungere a nuovi ed ulteriori braccia da aiutare, per rimarcare e ricordarci che noi Lion siamo la prima organizzazione mondiale non Governativa di servizio al mondo. Un nuovo piano strategico, per diventare il marchio di volontariato più conosciuto in tutto il mondo, per raggiungere l’eccellenza nel supporto ai Soci, ai Club, ai Distretti, all’Associazione. Per sviluppare metodi innovativi per coinvolgere la gente nel servizio umanitario. Siamo chiamati a scegliere. Siamo chiamati a scegliere le strade da percorrere. Impossibile non scegliere. Abbiamo braccia inadatte ad abbracciare il mondo, dobbiamo scegliere. Scegliere su ciò che conosciamo, sentiamo, fiutiamo. Non c’è altra via. La non scelta, la fuga, il silenzio, la neutralità, il non volersi esporre, è sconfitta evidente. Puntiamo ad un SÌ alla vita, che ne valga la pena, che appaghi, imbocchiamo la strada, percorriamola, responsabilmente, fortemente.
Viviamo pienamente la vita. È il “verso dove” che conta.
Sono le mete, i percorsi, gli incontri, le occasioni che contano. È tempo delle scelte, è sempre il tempo delle scelte. La vita o il nulla, il compimento o il troncamento, la fioritura o il non senso. Diamo un tocco nuovo, al timone del mondo, alla storia, alla nostra storia.
Abbiamo bisogno di ritrovarci, in modo silenzioso, libero, sciolto. Abbiamo bisogno di sentire voci famigliari, quelli che giungono da sconfinati orizzonti, dal mistero della vita, dall’azzurro infinito. Abbiamo bisogno connaturato di comunicare, abbiamo bisogno di corrispondere oltre ogni orizzonte. Abbiamo bisogno di futuro, abbiamo bisogno di colloquiare con il futuro, abbiamo bisogno di proiezioni in avanti, abbiamo bisogno di conoscere il senso, l’esito, l’oltre del nostro cammino. Abbiamo bisogno di connessioni, abbiamo bisogno di perché, abbiamo bisogno di essere catturati, abbiamo bisogno di avere risposte. Un bisogno intenso, incancellabile, scritto in natura, nel DNA, nell’esistere, nell’andare oltre. Viviamo pienamente la vita. Siamo donatori a fondo perduto, siamo attori con responsabilità ed impegno non delegabili, con impegno attento e costante. Sta di fatto che dobbiamo riprendere la nave, azione irrinunciabile, sta di fatto che i naufraghi sono tanti e poi tanti e che a noi compete il soccorso. Ad ognuno di noi. Sta di fatto che dobbiamo saper regalare il nostro tempo, la nostra energia, con serenità con gioia, sta di fatto che dobbiamo saper regalare i nostri sorrisi e le nostre carezze perché nulla di un sorriso e di una carezza va perduto. Mai.
Sta di fatto che dobbiamo Vivere pienamente la Vita.
Grazie.

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